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E’ con grande amarezza, e tanta rabbia, che mi trovo costretto a dover commentare una giornata che credevo e speravo andasse a finire in altro modo. Mi riferisco a domenica scorsa, 24 gennaio, quando in occasione della gara Rosarno-Nissa era stata indetta la giornata della pacifica convivenza, per manifestare, con fatti concreti, la solidarietà verso gli extracomunitari.
Ebbene, forse per la prima volta nella mia vita, non mi sono sentito orgoglioso di essere rosarnese. Chi mi conosce sa bene quanto sia stato sempre pronto a difendere Rosarno, sempre e comunque in prima linea a manifestare il mio orgoglio per l’appartenenza a questa città.
Domenica la partita era in secondo piano. Era un semplice contorno a quello che avrebbe dovuto essere un grande avvenimento, un grande esempio di vicinanza concreta alla gente di colore. Come presidente dell’A.S. Rosarno, assieme agli altri soci, mi ero premurato di organizzare un evento il cui senso era esclusivamente quello di far emergere un concetto di fratellanza, di vicinanza, di solidarietà. Mi aspettavo, pertanto, una stadio stracolmo, ma nulla di tutto ciò si è verificato. Eppure non c’erano partite importanti di Serie A da seguire e poi si riffava un’automobile. Inoltre c’era un bimbo di colore che dava il via alla partita. Ma nulla di tutto ciò ha scosso la coscienza dei rosarnesi, per quello che è stato un vero e proprio insulto alla coscienza civile.
Allora mi viene da pensare che quando c’è da dimostrare di non essere razzisti, ecco che tutti scendono per le strade del paese a manifestare. Quando, invece, con fatti concreti, bisogna mostrare solidarietà e vicinanza, ecco che tutti o quasi restano a casa. Evidentemente quella manifestazione svoltasi per le via della città era una manifestazione solo per tutelare se stessi.
Pace non significa assenza di conflitto, ma una presenza di giustizia, di solidarietà e di correttezza, cosa che è mancata domenica pomeriggio. Per me una vera vergogna!
Io passo per un vero rivoluzionario, per aver portato tante novità, spinto solo da sentimenti d’amore. Però vale la pena continuare a lottare e sognare affiché si verifichi un passo in avanti e una totale rottura col passato?
A questo punto mi viene da pensare che forse ho buttato via tre anni, quelli della mia presidenza, per cercare di far cambiare le cose. Tre anni in cui la società che rappresento si è fatta apprezzare in tutta Italia per modi e comportamento, per correttezza e ospitalità. Domenica pomeriggio, però, ho visto tutti questi sforzi, miei e dei dirigenti, venir meno ed ho capito che a Rosarno si può fare solo la Promozione, non certo la Serie D.
Per una questione di etica e di correttezza, finirò questa stagione, ma se la situazione è questa, che senso ha continuare? Dovrei per caso sentirmi obbligato a mantenere la Serie D per poche persone? Assolutamente no!
E che nessuno si lamenti se poi il titolo sportivo viene ceduto. Personalmente non me la sento di continuare.
Ho sempre detto che, essendo un personaggio, devo sempre dare io qualcosa al mio paese, senza mai pretendere nulla in cambio, ma stavolta siamo alla resa dei conti. E dopo tutto ciò che ho fatto, mi chiedo: cosa ha fatto questo paese per me? A volte sono stato duro con la mia gente, ma senza mai perdere la tenerezza. Stavolta, però, sono molto amareggiato
Eppure in tre anni, sempre assieme agli altri dirigenti, ci ho messo cuore e anima, salute e tempo e sacrifici in continuazione. Ci ho messo la faccia, sempre in prima linea, sempre avanti a difendere il mio paese, a far sì che di Rosarno si parlasse anche in termini positivi. E adesso vengo ripagato in questa maniera.
Mi dispiace, ma non è così che si dimostra la vicinanza ai nostri amici di colore. Che delusione! Che tristezza nel vedere uno stadio vuoto in un giorno così importante.
Con la stessa intensità con cui si è dimostrato al mondo intero di non essere un paese razzista, bisognava dimostrare anche di essere solidali nel giorno della fratellanza. Per me domenica vi è stato un arretramento di coscienza.
E sia chiaro, questo non è uno sfogo personale, ma una constatazione. Ed anche un’amara riflessione.. Volevo che a sognare, stavolta, fossimo in due, vale a dire la dirigenza dell’A.S. Rosarno e la cittadinanza, ma non è stato così. Non voglio passare per un liberatore. I liberatori non esistono, sono i popoli che si liberano da sé, ma se i cittadini di Rosarno non rispondono…
Sono deluso, tanto deluso, per il pessimo spettacolo offerto, sugli spalti ma anche sul campo, dove la mia squadra ha giocato veramente male, adeguandosi alla manifestazione e all’apatia generale. Ma la partita, ribadisco, era un fatto secondario. Quello che più contava era altro.
Ancora una volta, però, Rosarno ha perso una grande occasione per svoltare. Ne prendo atto. E che nessuno si meravigli, o apra bocca, se si dovessero prendere, nel futuro prossimo, decisioni dolorose ma inevitabili.
Mimmo Varrà
Presidente A.S.Rosarno
Lì 25/01/2010 |